Piove, senti come piove…

30 03 2009

Sabato sera di lavoro in teatro. Poco prima di partire, dopo essermi strangolata con un trancio di pizza perché ero stra-in-ritardo, rischiando naturalmente di macchiare la camicia bianca, inzia a piovigginare. Accidenti, penso, speriamo che non diluvi e soprattutto che non mi mettano in guardaroba perché con gli ombrelli è sempre un casino.

Arrivo in teatro lavata, riprendo un aspetto semi-professionale, e mi presento sull’attenti, pronta a ricevere gli ordini del nostro capo-maschera: “Tu in prima galleria, tu e tu in loggione, voi due ai biglietti e tu (indicando me) in guardaroba. E attenta perché tutti gli spettatori devono lasciare l’ombrello giù, sennò il direttore ci fa un c…così a tutti.”

Messaggio tristemente ricevuto. Il perverso sistema di “catalogazione ombrelli” è a dir poco abominevole. Devi aprire la busta di carta in ordine progressivo (una coi numeri dall’1 al 20, poi quella dal 21 al 30, etc.), che contiene delle targhette di plastica fosforescente con i numeri, uno da applicare all’ombrello e una da consegnare al povero spettatore, sapendo benissimo che è una procedura perfettamente inutile e che se gli devono fottere l’ombrello, glielo fotteranno lo stesso. Ma tutto questo gli viene nascosto da un bel sorriso e buona serata.

Ora, a parte il fatto che mi sono rovinata le dita per riuscire a staccare le targhette (avete presente quell’anello fastidiosissimo dei portachiavi?), il problema era poi duplice:

1- dove caspita avrei dovuto attaccare quel coso, visto che le impugnature degli ombrelli erano tutte più grosse degli anelli delle targhette? Tra l’altro maneggiare ombrelli inzuppati d’acqua non è esattamente il massimo.

2- visto che gli spettatori mettevano l’ombrello nelle apposite ombrelliere a caso, alcuni non volevano nemmeno il numero, dopo quando venivano a riprenderselo perché mi consegnavano il numeretto dicendomi: io ho il 135…amico mio, tu hai messo l’ombrello nell’ombrelliera, che cazzo vuoi da me? ma naturalmente, la colpa è sempre e solo tua.

Anche qui c’è molto da imparare:
- il metodo che insegnano alle maschere per il deposito degli ombrelli è sbagliato e inefficiente. Ho in mente già come risolvere la cosa, ma spero vivamente che non mi mettano più di servizio in guardaroba.

- la gente quando arriva in teatro e vede la maschera, si affida completamente a te: si abbandonano letteralmente al destino che tu hai per loro deciso, salvo poi che qualcosa vada storto, allora si risvegliano dal trance e diventano delle iene. Appena varcata la soglia del foyes, improvvisamente anche i più colti e istruiti diventano incapaci di leggere i numeri del proprio posto sul biglietto (ma se l’hai prentotato, ti ricorderai pur a grandi linee se l’hai preso in prima fila o in ultima?! No, li devi prendere in braccio e depositare sul posto), un altro po’ e gli devi togliere tu di dosso il cappotto per appenderlo in guardaroba, perchè se lo fanno loro poi piazzano il cappotto esattamente sul lago lasciato dal tipo prima di lui che ha poggiato lì l’ombrello (e l’hanno visto, l’hanno visto benissimo, ma sono incapaci di far funzionare due neuroni alla volta) e il tutto con quel sorriso ebete, sia da parte dello spettatore instupidito, sia da parte della maschera che nel frattempo pensa a quanto guadagnerebbe di più se andasse a far la cameriera.

Rapporto di guerra: 300 ombrelli presenti in guardaroba, 100 cappotti, 2 ombrelli abbandonati e 2 rubati…quindi in fondo è stato uno scambio equo; 4 parolacce da parte di una signora che si è incazzata perchè tra i 300 ombrelli ho recuperato il suo dopo ben 10 secondi da quando me l’aveva richiesto (stai calmina, amica mia, perché per quanto mi pagano posso tranquillamente mandarti a fanculo).

La serata si è conclusa allegramente con tutte noi maschere a tentare di ri-accoppiare (e quindi, riagganciare) le 300 targhette utilizzate. Sembrava di giocare a tombola, con gente che gridava: il 140, chi ha il 140?? Sigh.


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2 risposte

11 04 2009
Marisa

Vedo che il lavoro di maschera ha molto in comune con quello di cameriera…ma non credere che paghino molto di più! In ogni caso, per pochi euri ti devi rodere il fegato!!!

12 04 2009
theweird

@Marisa: ti pagano di più, credimi!! mi pagano a serata e non a ore (il che significa che posso fare dalle 2 alle 6 ore e la paga è sempre la stessa), ma non lo faccio per i soldi cmq…

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