..talmente alto che ancora mi domando il significato profondo…ma forse non c’è…
Giovedì sera sono andata a vedere Seta, tratto dal romanzo di Alessandro Baricco. Ora, ritengo che il libro sia decisamente migliore di com’è stato il film. Capita sempre così, da un libro che è un capolavoro di stile e perfezione è rarissimo che la trasposizione in film risulti fedele.
Personalmente non ho mai letto niente di Baricco (ma dopo aver visto il film, sono curiosa di leggere il libro perché credo che il film abbia decisamente “ucciso” l’originale cartaceo), ma persone un po’ più informate di me mi dicono che Baricco ha un gran bello stile…ma molto molto difficile da rendere in un film. Ne sono convinta. Per cui, sia chiaro, niente contro il libro e l’autore, tutto contro il regista e film

In breve, l’avvincente e pregnante trama:
1861. Giovane soldatino francese molto espressivo (impersonato da tale Michael Pitt…che non si è presentato alla Festa del Cinema di Roma. Giustamente, aggiungo io…e posso capirlo…), torna dal fronte e un tipo gli propone di entrare in affari nel ramo della produzione di seta. Vengono aperte tre filande che danno lavoro a tutti gli abitanti del paese (circa una trentina, a quanto s’è visto).
Hevré (Michael Pitt) accetta di farsi un viaggetto lungo un po’ di mesi per andare a recuperare bachi da seta…dove dove? In Giappone! Ecco, basta “solo” attraversare l’Europa, la Russia, la Cina, un pezzetto di Oceano, fino a giungere nell’entroterra giapponese (tutto questo a cavallo, visto che siamo nell’Ottocento e Ryanair ancora non esisteva), stare lì due giorni, prendere le uova dei bachi da seta e ritornare. Il tipo ovviamente si sposa poco prima di partire (lei è Kyira Knigthley). Per la gioia della moglie. Il tipo va in Giappone altre due volte, l’ultima per ritrovare una donna che l’ha tanto affascinato. Che ovviamente non trova. La moglie intanto gli dice: “Amore, sono due anni che proviamo ad avere un figlio e ancora niente!” …e te credo! Con tutta la buona volontà, se quello sta via nove mesi su dodici, come caspita fanno? Ma mai dire mai…Lui ha un’espressività di una cernia.
La scena migliore, quando lui con una faccia da funerale commenta: “E’ stata un’estate davvero felice” … e meno male! o_O
Altra scena da Oscar quando la produzione della seta entra in crisi e si è costretti a chiudere le filande. Allora il tipo cosa fa, ha un’ideona: “Facciamo il giardino!” e per sistemare il giardino di casa sua assume tutto il paese (sempre quelle trenta persone…)…
Scena finale: il tipo guarda il ragazzo che lavora per lui e gli fa: “siediti accanto me, voglio raccontarti come sono andate veramente le cose..” tre secondi dopo (credo che il film volesse essere un lungo flashback, ma non era chiarissimo): “ecco adesso sai la vera storia” (se è quella del film, non ci si è capito niente, quindi grazie per avercela raccontata!)…
Sono fermamente convinta che il film sia riuscito a togliere tutta la poesia e la profondità che aveva il libro…
Ah, il business…
Ipse dixit