I lunedì di TheWeird – welcome back

12 10 2009

TheWeird e il simpa-collega impegnati in un tipico dialogo mattutino.

Io: “…’giorno, come stai?”

D., continuando a smanettare col computer, senza manco alzare gli occhi dallo schermo: “mmm…ciao…weekend?”

Io: “Bene, te?”

D.: “Mmm – mmm”

[silenzio]

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La Ruota della (s)Fortuna

15 07 2009

Trascorsa settimana all’insegna della (s)fotuna più sfacciatia.

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Metodi alternativi

2 04 2009

Passando con l’autobus, oggi ho notato una curiosa insegna, su uno di quei negozietti che vendono di tutto un po’:

Fuochi d’artificio
Tutto per la pesca

Interessante metodo. Mi ha molto ricordato la scena del lungometraggio d’animazione di Sylvaine Chomet, Les Triplettes de Belleville (conosciuto in Italia come Appuntamento a Belleville, 2003):





Piove, senti come piove…

30 03 2009

Sabato sera di lavoro in teatro. Poco prima di partire, dopo essermi strangolata con un trancio di pizza perché ero stra-in-ritardo, rischiando naturalmente di macchiare la camicia bianca, inzia a piovigginare. Accidenti, penso, speriamo che non diluvi e soprattutto che non mi mettano in guardaroba perché con gli ombrelli è sempre un casino.

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Che pazienza #2

20 02 2009

Mamma, indicando una delle risposte a una domanda de L’eredità: “Scusa, ma questo sport è quello con la scopetta? Come si chiama…il rit-rit?”

Io, piegata in due dal ridere: 1-se ha già un nome perché chiamarlo rit-rit? 2-da dove l’è venuto in mente rit-rit?

Mamma, imperterrita: “E che cos’è lo swosh?”

Io: “Lo swosh è il simbolo della Nike, lo squash (rit-rit per lei) è uno sport che si gioca con le racchette e una pallina che…”

Lei: “Ma quello che dici tu non è mica il badalimenton?”

Io: “Il badminton, vorrai dire…”

Lei: “Oh, che mal di testa!”

O_o





Globalizzazione (?)

17 02 2009

All’entrata del negozio campeggia una statua a grandezza naturale di un gladiatore, con tanto di lancia.

Accanto a lui un cartello recita: “Ao’, entra anche tu” (o una cosa del genere).

La solita trovata pubblicitaria, se non fosse che la suddetta statua in similplastica si trova fuori da un negozio di articoli per la pesca e tale negozio si trova nella frazione di un paese della bassa pianura veronese. Tipicamente terra di gladiatori, romani per di più.





Dedicato ai cuori solitari per scelta. Altrui.

14 02 2009

A quelli che…
…sono stati appena lasciati e non ci stanno.
Quelli che ci starebbero anche, se trovassero qualcun’altro disposto a stare con loro.
Quelli che fanno gli innamorati di riserva e da svariate festività aspettano che lui/lei lasci il titolare.
Quelli che “io dall’amore non mi aspetto più niente” ma sperano ancora di aver detto una bugia.
Quelli che non sanno più che sapore ha un bacio ed oggi mangeranno troppi cioccolatini.
Quelli che se lo ricordano benissimo e mangeranno tantissimi cioccolatini lo stesso.
Quelli che “se potessero tornare indietro oppure andare avanti” ed intanto intralciano il traffico.
Quelli che si sentono esclusi sconfitti diversi incompresi inadeguati: soli, eppure sono tantissimi.
Quelli che non sentono più niente e, dopo averlo rincorso invano, adesso scappano dall’amore.
Quelli che tanto prima o poi l’amore li raggiunge.

Massimo Gramellini





Mascherina, ti conosco

8 02 2009

Ultime news dal mio simpatico lavoretto di maschera in teatro.

Ore 21. Buio in sala, inizia lo spettacolo.

Ore 9.20. Entra in loggione una coppia. Lui mi fa, con fare scostante: “Deve controllare il biglietto?” Idiota, è buio cosa vuoi che veda. E parte spedito alla ricerca del suo posto. Non era difficile trovarlo, c’era il tutto esaurito, per cui gli unici due posti vuoti in loggione erano i loro.

Piccolo problema però: i posti erano al centro della terza fila (al centro che più centro non si può) e avrebbero dovuto far alzare tutti gli spettatori per riuscire a sedersi. Avrei anche potuto sbatterli fuori visto che lo spettacolo era già iniziato da un pezzo e per regolamento bisogna essere dentro entro l’inizio sennò perdi diritto al posto, me ne frega se hai prenotato 8 mesi fa.

Allora li rincorro e gli dico gentilmente che devono aspettare l’intervallo per sedersi. Mi hanno odiato, lei mi ha anche pestato inavvertitamente un piede,  e hanno fatto un paio di tentativi di sedersi comunque, approfittando di quando io mi giravo. Beccati sempre e ricondotti all’ordine. Si sono fatti un’ora abbondante in piedi. Che soddisfazione :-D





Non è mai troppo tardi…

26 11 2008

Era il titolo di una celebre trasmissione televisiva che andò in onda dal 1961 per quasi un decennio. La RAI pensò bene di sfruttare il nascente fascino della tivù, coniugandolo con un’opera di scolarizzazione a distanza. Oggi si chiama e-learning, ma è un mezzo assai più selettivo della tivù-nazional-popolare. Se non hai un computer, se non lo sai usare e se non hai una connessione ad internet, sei automaticamente tagliato fuori. Programmi come Telescuola e Non è mai troppo tardi rappresentano forse uno dei modi migliori con i quali il mezzo televisivo è stato utilizzato. Contribuirono di fatto ad alfabetizzare un gran numero di persone, sostituendosi (infatti Telescuola nasce proprio come “programma sostitutivo”) all’istruzione secondaria, per la quale gli istituti mancavano in molte città, per non parlare dei piccoli centri. Leggi il seguito di questo post »





Pane-giri-co(sa?)

25 10 2008

Un’opera interattiva e sorprendente, che invita lo spettatore ad agire e a diventare protagonista dell’installazione, conferendole quasi lo status di performance artistica di cui lo spettatore stesso diventa partecipe.
L’apertura dello sportello porta in primo piano due sensazioni: una visiva e una tattile. Il freddo gelido investe lo spettatore, portandolo a soffermarsi, con un che di patetico (nel senso etimologico di pathos, passione e sofferenza), sull’immagine che si presenta ai suoi occhi.
Il pane, simbolo che evoca la casa, il focolare domestico, la famiglia, e si ricollega alla simbologia dal retaggio cristiano di condivisione, fratellanza e sacrificio, quest’ultimo significato sottolineato dal gelo che il luogo scelto per l’installazione emana.
La scelta poi di avvolgere i panini in un velo ricavato dai tovagliolini della mensa (anche qui, un ready-made un po’ dada e di vago stampo realista-proletario) riporta in primo piano l’idea del velo per svelare, antico concetto, che ci rievoca ispirazioni di natura schopenaueriana.
Infine, non bisogna dimenticare l’elemento seriale: la proposta di sei panini (ancora una volta, riemerge la simbologia del numero 3, rafforzato e raddoppiato) messi in fila è una chiara critica alla società contemporanea, all’individualismo conformista e alla serialità dilagante.

Ecco il capolavoro che questa primavera la nostra artista del Meneghetti lasciò in uno dei freezer del collegio…
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