Tre settimane che non tornavo a casa. Sottolineo TRE SETTIMANE.
Una serie di eventi in stile Odissea hanno reso memorabile la giornata di venerdì.
Sorvoliamo sui tre treni in ritardo la mattina per andare a Venezia.
Arrivo in ufficio, congelata e un po’ lavata, visto che fuori diluvia. Controllo la posta: toh! una mail dal Comune di Venezia: emergenza acqua alta. Benissimo. E non ho nemmeno i calzini di ricambio. Siamo andati un metro sotto.
Stacco dal lavoro, penso: bene, prendo il battello dell’una, vado a mangiare e poi – con calma - vado a prendere il treno delle due, massimo alle 15.45 sono a casa.
AH AH AH!!
Vaporetti sospesi fino alle 13.30 per il maltempo e l’acqua alta. E’ stato un vero piacere aspettare mezz’ora sotto l’acqua e con vento tipo bora triestina.
Comunque, il battello finalmente arriva e raggiungo la stazione (non vi parlo del mal di mare che ho avuto in quei 20 minuti di traversata…che bello lavorare su un’isola!).
Ovviamente è tardissimo. Panino per il quarto giorno consecutivo questa settimana. Forse tra poco diventerò un panino anch’io, strane mutazioni genetiche.
Prendo il treno al volo. A Monselice (amena cittadina della provincia di Padova, nota anche come la “città del vento”, vista la bufera che imperversa sempre su quella maledetta stazione), scendo di corsa per prendere la coincidenza.
Il treno si era fermato al binario 1. L’altro era al binario 6. Il pavimento del sottopassaggio era giustamente allagato: ho provato l’ebbrezza del volo (e il rischio di rompermi l’osso del collo).
Corro corro corro…rallento rallento rallento…piango. Funesto presagio: quelli che correvano davanti a me hanno improvvisamente rallentato. Sguardi fissi: il mono-vagone che dovevamo prendere quel giorno ha deciso di andarsene due minuti prima dell’orario previsto o_O primo treno nella storia che parte prima!!
Arrivo al binario 6 disperata e vedo quella locomotiva verdina della Playmobil che sarebbe il nostro treno scomparire nella pioggia.
Prossimo treno: dopo 35 minuti. Per inciso, a Monselice non esiste una sala d’aspetto.
Ovviamente, 15 minuti di ritardo. Sono riuscita a scongelarmi soltanto la sera alle nove. Fantastico.
Ipse dixit