Un’opera interattiva e sorprendente, che invita lo spettatore ad agire e a diventare protagonista dell’installazione, conferendole quasi lo status di performance artistica di cui lo spettatore stesso diventa partecipe.
L’apertura dello sportello porta in primo piano due sensazioni: una visiva e una tattile. Il freddo gelido investe lo spettatore, portandolo a soffermarsi, con un che di patetico (nel senso etimologico di pathos, passione e sofferenza), sull’immagine che si presenta ai suoi occhi.
Il pane, simbolo che evoca la casa, il focolare domestico, la famiglia, e si ricollega alla simbologia dal retaggio cristiano di condivisione, fratellanza e sacrificio, quest’ultimo significato sottolineato dal gelo che il luogo scelto per l’installazione emana.
La scelta poi di avvolgere i panini in un velo ricavato dai tovagliolini della mensa (anche qui, un ready-made un po’ dada e di vago stampo realista-proletario) riporta in primo piano l’idea del velo per svelare, antico concetto, che ci rievoca ispirazioni di natura schopenaueriana.
Infine, non bisogna dimenticare l’elemento seriale: la proposta di sei panini (ancora una volta, riemerge la simbologia del numero 3, rafforzato e raddoppiato) messi in fila è una chiara critica alla società contemporanea, all’individualismo conformista e alla serialità dilagante.
Ecco il capolavoro che questa primavera la nostra artista del Meneghetti lasciò in uno dei freezer del collegio…
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“Trovare pulito è un piacere.


Ipse dixit