Haiku

“L’haiku fu creato in Giappone nel XVII secolo.
Per l’estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine.
Soggetto dell’haiku sono scene rapide ed intense.
La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni.”
(tratto da Wikipedia)

Quelli che trovi di seguito non sono dei veri haiku, ma ne rispettano la filosofia: brevi lampi poetici che evocano un mondo interiore.
L’autore è sconosciuto, ma ad ogni haiku corrisponde una precisa spiegazione.
Di tanto in tanto, a seconda dell’ispirazione del momento, ne sceglierò uno e lo pubblicherò qui di seguito.
Io lascio aperti i commenti: scrivi pure il tuo pensiero, se ti va (riporta magari il numero dell’haiku a cui fai riferimento).
Altrimenti, resta a leggere silenzioso: ascoltare è la cosa più difficile.

Haiku #3
Minuto dopo minuto,
divengo io piccolo, sempre più piccolo.
Ed un giorno, il battito d’ali di una farfalla
soffierà via la mia vita impercettibile.

Haiku #2
Il cristallo si ruppe;
mille i volti riflessi,
un’unica ferita.

Haiku #4
Un’onda verde,
infinita distesa avvolgente.
Mi prende e mi culla:
dolcezza e sicurezza
in questa pace senza luogo.

Haiku #6
In piedi su quest’orlo,
occhi chiusi, braccia spalancate;
tutt’intorno, la mia anima:
abisso o cielo?

2 risposte

16 04 2008
carven

A parte la definizione carente di Wikipedia (ma non è una novità), la poesia haiku è una forma d’arte difficilmente trasportabile al di fuori del Giappone, per ragioni di natura formale (strutturale) e talvolta anche di contenuti e loro senso simbolico. A provarci ne viene sempre fuori un risultato “bastardo”, nel senso di ibrido.

Mi chiedevo se le poesie che qui hai postato fossero tue, oppure no. Giustamente tu fai notare che queste poesie si ispirano all’haiku (“alla lontana”), e io preferisco considerarle appunto in questa dimensione, ossia come poesie. Ogni riferimento, ogni significato, lo cerco in ciò che vi è scritto, non nel modello. La sensibilità dei versi, il loro senso di ripiegata intimità (quasi un dialogo del poeta con se stesso, ma i cui significati si aprono anche agli altri) vivono di per sé, vivono e traggono senso da chi li scrive, non dal modello.

17 04 2008
theweird

@carven: sono pienamente d’accordo con te sulla impossibilità di “traduzione” di una forma culturale, come ad esempio l’haiku ma vale per centomila altre cose, in un’altra cultura. Non sono scritti da me, è una raccolta di poesie (se vogliamo definirle tali…forse sarebbe più corretto parlare di “pensieri” o “ispirazioni”), il cui nome “haiku” – mi ha spiegato l’autore – è stato scelto solo per la brevità e l’idea che esso evoca. Siamo coscienti entrambi che non sono haiku e non hanno la pretesa di esserlo.

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